Il gruppo dei "Senza Carte"

Improvvisazione teatrale e ipnosi

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L’ipnosi neo-ericksoniana e l’improvvisazione teatrale hanno molti punti di contatto. Entrambe si basano sull’ascolto, sulla fiducia, sull’assenza di giudizio e sull’accettazione di quanto è presente come base per andare oltre.

In entrambe l’attore, inteso come colui che agisce in scena o in seduta, porta la propria reazione al servizio dell’altro, per rendere possibile che la narrazione continui a svolgersi in maniera fluida.

L’attore non deve soverchiare la scena con il proprio Io, ma deve avere fiducia in se stesso e nell’altro, credendo nella relazione, perché essa è al centro dello sviluppo di una storia credibile. Quando il terapeuta-induttore sta verbalizzando una induzione “strutturata”, sta improvvisando a tutti gli effetti, ossia sta costruendo una storia i cui tempi e contenuti nascono nell’interazione con il paziente e nell’uso di un sistema comunicazionale condiviso. Quando il sistema rapport-trance funziona e va in una direzione terapeutica dove il paziente è reso protagonista efficiente della sua storia di vita, altro non si realizza che quello che in improvvisazione teatrale viene chiamato “make your partner look good”.

Presentazione al congresso AMISI
Presentazione al congresso AMISI

Al contrario, se approcciamo un’induzione ipnotica terapeutica o una sessione di teatro d’improvvisazione portando solamente la razionalità, l’aspettativa, la memoria logica e la direttività, blocchiamo immediatamente la possibilità dell’altro di rispondere in maniera spontanea e credibile. Significa che stiamo portando troppo di noi stessi nella scena, non ci siamo messi in una posizione di ascolto e stiamo solo “spiegando” la nostra posizione, ovvero non stiamo dando origine a un colloquio, ma a una serie di monologhi sterili e  destinati a svanire presto dalla mente degli attori e del pubblico.

I risultati di un lavoro di preparazione tecnica con ipnosi su un gruppo di improvvisatori (attori e cantanti) sono stati presentati al XVII Congresso AMISI – Pavia il 15-04-2018.

Oltre alla preparazione tecnica, anche un vero e proprio spettacolo di improvvisazione, chiamato “Case study”, è andato in scena a Milano, presso il teatro della scuola di improvvisazione teatrale Teatribù, nella serata off del 19.05.2019, con il gruppo teatrale “Senza Carte”. 

Il gruppo dei "Senza Carte"
Il gruppo di  improvvisazione dei “Senza Carte”

Cos’è CASE STUDY? 

Due improvvisatori/trici teatrali ricevono un input dal pubblico sul loro tipo di relazione e realizzano una scena improvvisata di circa otto minuti. La performance viene quindi interrotta e gli attori ricevono una induzione ipnotica di tipo ericksoniano in una stanza attigua al palco. A tre persone (massimo) del pubblico è data la possibilità di assistere all’induzione, di circa venti minuti. Al termine, l’improvvisazione degli attori riprende per circa altri otto minuti… in un differente stato di coscienza!

Riassumendo, quando l’ipnosi ericksoniana è stata introdotta nell’improvvisazione teatrale, si è osservato:

  • aumento della sicurezza nel portare nuove proposte e nel supportare chi le porta, ovvero accettazione dell’errore e limitazione dell’ego
  • aumento della sicurezza nel rischiare, ovvero una crescente tendenza ad uscire dalla zona di comfort;
  • aumento della fiducia, dell’ascolto, della sicurezza, della padronanza nell’uso della trance, e del flow durante la prestazione
  • aumento della coesione e della consapevolezza del gruppo
  • svolgimento delle scene teatrali più coinvolgente, libero da vincoli e naturale
I Senza Carte durante Case Study
I Senza Carte durante Case Study

È in corso di preparazione anche un workshop di improvvisazione con uso dell’ipnosi ericksoniana… Stay tuned!

NB: puoi visitare la pagina Facebook dei Senza carte per contattarli e seguirne gli aggiornamenti, cliccando qui.