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I meccanismi della dipendenza

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Si parla di dipendenza quando si verificano sostanzialmente due fasi di comportamento nei confronti di una sostanza.

Una fase di assunzione della sostanza, che implica una perdita di controllo della volontà, una impossibilità a differire il momento di assunzione e una continua richiesta di maggior consumo della stessa e di aumento della “dose”.

lunasullagoUna fase di astinenza dalla sostanza, nella quale la persona avverte un intenso disagio e presenta dei gravi sintomi psico-fisici che solo una nuova assunzione di quella sostanza può far diminuire. Al malessere sono aggiunti pensieri intrusivi e continui a tale riguardo. Le due fasi si richiamano a vicenda in un circolo vizioso che prende poi la forma della dipendenza e dell’assuefazione psico-fisica.

Di quale sostanza parliamo? i meccanismi di dipendenza e astinenza e le soggiacenti strutture cerebrali implicate sono simili per tutte le sostanze, anche se ovviamente non del tutto identici, poiché sostanze diverse hanno un diverso impatto sul piano fisico, sociale ed economico a seconda dell’oggetto di dipendenza.

Vi sono dipendenze facilmente riconoscibili poiché la sostanza di cui si fa uso è identificata anche dalle leggi come “droga” e quindi il soggetto che ne fa uso viene classicamente collocato dentro criteri clinici e sistemi di terapia rispondenti al concetto di (tossico)dipendenza.

Di molto più ampio impatto sociale, enormemente diffuse, e tuttavia “nascoste” perché più accettate sul piano sociale, sono le dipendenze verso le sostanze lecite, o addirittura necessarie per la sopravvivenza, quali l’alcol, le sigarette, il cibo e i farmaci.

Di più recente nascita, vi sono anche cospicui meccanismi di dipendenza verso “sostanze” che non sono assunte per via “fisica” ma che tuttavia impattano enormemente sulla vita delle persone, pur essendo anche in questo caso, perfettamente lecite, pubblicizzate e accettate sul piano sociale. Parliamo della dipendenza dal gioco (d’azzardo e non), da internet e dalle nuove tecnologie.

Non entriamo tuttavia nel merito dell’eccesso di nuove diagnosi, che fanno la fortuna dei rotocalchi, e che spesso derivano dalla necessità di mettere in commercio nuove cure e quindi nuove dipendenze da farmaci, in un meccanismo perverso in cui il paziente è schiacciato tra gli interessi altrui.

Se ci distraiamo quindi un attimo da quale e da quanta “sostanza” siamo dipendenti e portiamo l’attenzione alla sottostante richiesta di aiuto, che viene spesso lanciata nel vuoto, pensiamo anche ad un approccio psicoterapico nel quale è la persona a riprendere la centralità.

La psicoterapia ipnotica può  aiutare non solo a risolvere il meccanismo della dipendenza, ma soprattutto farà prendere in considerazione nuovi schemi di vita, abbandonare obsolete “versioni di noi stessi” e riposizionare la persona al centro del proprio mondo.